Panoramica di Pelagus sul mondo marino

Riflessioni sul Mestiere di navigante

A fine anni cinquanta, quando la massima aspirazione dei giovani stava nel trovare un lavoro,  di marittimi eravamo proprio tanti. La flotta PIN, l’armamento privato e le grandi compagnie petrolifere americane offrivano a iosa lavoro sul mare, anche se “le messe pezzentelle” presso gli armatori come le lunghe attese, sotto il collocamento per una chiamata, erano comunque attuali per gli allievi. Allora per fare il “patentino” ci volevano trenta mesi di navigazione, ma chissà perché l’armamento non trovava che l’allievo fosse un carico inutile a bordo. E c’era la riserva di bandiera: sotto il tricolore navigavano solo italiani e navigare necesse est, vivere non est necesse!  ( Come ordinava ai suoi marinai Gneo Pompeo appena dimostravano di aver paura di affrontare il mare.)

Altri tempi, altra gente!

Non credo che i giovani siano cambiati tanto, ma siamo in tutta un’altra società, si vive con un’altra filosofia esistenziale e le aspirazioni sono diverse. 

Per mare si va per necessità o per amore!

Chi va per mare per necessità è quasi un disperato, ma se rimane a bordo oltre il momento contigente, deve avere acquisito l' amore per il mestiere. Questo perchè esso è troppo duro e faticato per sopportarlo senza una particolare vocazione. A bordo si è membri di una comunità itinerante il cui compito è di accudire alla nave ed alla sua attività. Difficilmente a bordo si è più che colleghi, difficilmente si diventa amici, spesso si è rivali.

L'ambiente di lavoro è la nave, che diventa anche casa e comunità familiare. La vita si svolge affidandosi alle sole proprie forze e capacità. Bisogna avere una salute di ferro in un fisico integro. L'impegno per il lavoro assorbe quasi la totalità del tempo e molto poche sono le possibilità di evasione. In genere libri e letture, radio e se possibile televisione, oggi, in particolari situazioni, il WEB e gli strumenti digitali. La sfera sessuale è molto penalizzata mancando il rapporto di coppia e si è quasi in un permanente stato di eccedenza ormonali, una situazione che influenza ogni stato d'animo. 

Le relazioni sono di carattere gerarchico e bisogna spesso subire anche delle umiliazioni con scarsa reattività per non fare saltare gli equilibri di bordo, ma in compenso i grandi spazi che ti circondano ti infondono un così espanso senso di libertà e sensazione di essere da ridicolizzare qualsiasi offesa.

Mancano i privilegi di una vita comoda e protetta, ma la sentimentalità intesa come  forma di piacere che deriva da un intensa attività fisica e di pensiero, di emozioni e di paure, di esaltazioni e di calme riempie ogni tempo facendo godere un'esistenza avvincente.

Anno nuovo burocrazia vecchia.

Vorrei esprimere considerazioni e valutazioni personali sul disastro che incombe sulla marineria italiana, con tutta la cattiveria della sincerità e con l’acidità di un vecchio disilluso.

Ormai nella nostra marineria, prevalgono gli ufficiali, mentre i sottufficiali ed i comuni sono stati emarginati dai paria dei paesi meno fortunati. In fondo, da noi, non esistono scuole in grado di dare un minimo di preparazione a queste figure. Gli ultimi epigoni di queste categorie sono scoraggiati totalmente dalle assurdità dei nostri burocrati, impigliati nell’assurda rete di disposizioni amministrative cervellotiche.

Restano gli ufficiali, ma anche per essi le eminenze ministeriali e gli amministratori periferici stanno creando un percorso burocratico simile all’insaponato albero della cuccagna, in cima al quale ci sono i titoli professionali.

I nostri giovani provengono da un percorso scolastico, insulso e antiquato, che attraverso gli anni è diventato sempre più misero sicché, mentre ai miei tempi l’Istituto Nautico era una scuola, che per cultura, istruttori e serietà competeva da pari solo con il liceo classico, oggi questa scuola può associarsi solo agli Istituti Alberghieri . La legge  Gelmini  li ha  eliminati.

Pur allora, nonostante la solida cultura che ci veniva profusa, si studiava per rincorrere il Pezzo di Carta per poi giocarsi tutto a bordo, dove si andava a rubarsi il mestiere, per trenta lunghi mesi di apprendistato.

Oggi, figli di una società opulenta e permissiva, i giovani coraggiosi che vogliono conquistare la vita di mare, arrivano a bordo come dei sacchi vuoti, disorientati in un mondo dal lavoro complesso, convulso e stressante, che si può affrontare solo con la passione o la disperazione. In dodici mesi devono apprendere tutto, perché il loro background scolastico non serve a niente. Fortunatamente sono dotati di un libretto per il rodaggio attentamente studiato dai burocrati dell’IMO. Poi la lotteria degli esami per i titoli professionali, alla ricerca di una raccomandazione comunque acquisibile, davanti a commissari che non sanno niente ne di mare, ne di navi, ma che spesso preparano agli esami con parcelle esentasse. Oggi si sono aggiunti prepotentemente i professori d’inglese, alla conquista di spazi e onori mai sperati

Questi amanti del mare, hanno però, prima dovuto pagarsi strani corsi e brevetti, inventati dai funzionari dell’Imo, categoria che non ha niente da invidiare ai nostri burocrati per presunzione e avidità, allettati dai centri di formazione nati in tutto il mondo. Un settore, quello dei centri di addestramento, proliferato in Italia sotto la giurisdizione dei nostri ministeriali, per imporre la loro cupidigia su quei quattro disperati che ancora vogliono navigare.

E’ inconcepibile quali e quante angherie deve subire chi vuole andare a guadagnarsi onestamente la sua vita sul mare.

Deve stare con il cappello in mare davanti ai più disparati burocrati, come il povero villico che pretendeva qualche suo diritto davanti ai funzionari statali dei vecchi regimi. Per avere il libretto di lavoro deve seguire un lungo iter, spesso umiliato se non svillaneggiato, presso istituzioni ultimi ruderi del fascismo che non hanno niente a che fare con il mondo del lavoro.

Non si capisce perché le Capitanerie di Porto, organi militari, devono deliberare e autorizzare qualsiasi attività, funzione, riconoscimento, diritto e passo di chi ha scelto di lavorare sulle navi e perché il lavoro di bordo deve essere considerato così diverse da tutte le attività private. Penso che in nessuna parte del mondo esiste una simile forma di autoritarismo che penalizza un lavoro civile. Persino sullo stato di salute dei marittimi è necessario il controllo di un organo amministrativo dello Stato.

Risibili sono le ultime circolari sui titoli professionali, per cui marittimi con lunghi anni di attività a bordo, per diatribe amministrative, vedono invalidati i loro diritti acquisiti per legge. Pensate che se per cinque anni un capitano, che per lustri ha comandato su ogni tipo di nave e su qualsiasi mare od oceano, non imbarca, si vede sottratta una vita di esperienze e di professionalità e perde ogni diritto a navigare!  

Caesar, morituri te salutant!



Riflessioni


Con la razionalità del disinteresse vorrei analizzare le cause che impediscono ovvero hanno svilito le vocazioni per il mare.
Negli ultimi tempi è voce comune che l’interessamento per il lavoro sul mare, a  bordo , sia calato molto. Numeri affidabili da analizzare non ce ne sono, ma che sia vero è evidente.
La situazione
  1.  I giovani più impegnati intellettualmente non aspirano al mare ed anche i tradizionali bacini di provenienza dei marittimi vanno prosciugandosi.
  2. Il lavoro di bordo non attira più, ma anche  ci fosse una qualche vocazione essa viene scoraggiata dalle difficoltà burocratiche ed economiche che si ergono per accedervi.
  3. I marittimi italiani sono sempre meno. Gli ufficiali stanno perdendo competitività con gli stranieri, per deficit di preparazione e di addestramento.  
  4. Attualmente i marittimi italiani sono sempre più provenienti dal mezzogiorno.
  5. La flotta mercantile italiana è sempre più costituita da nave di armatori meridionali e campani in particolare. 
  6. Il  percorso  scolastico a seguito  della  riforma   Gelmini  è  tutto da  inventare  e non si sa quali, quanti  e dove  verranno  aperti  gli  Istituti  che  offriranno  l'opportunità  di  accedere  al Settore  Tecnologico -  Indirizzo  Trasporti  e  Logistica  con  le specificità  della  Conduzione  e Gestione  delle  navi.
  7. Il corso di laurea breve sta vacillando. Anch'esso non ha una precisa identità e la maggior parte dei discenti pensa a tutt'altro impegno che navigare. 
  8. L’Accademia del mare non sembra la soluzione ideale. Inoltre è pesante per i giovani, a proprie spese, per due anni, stare lontani da case con prospettive non certe. 
  9. Il corso di allineamento di 500 ore previsto dal D.M. 30/11/2007 è un' invenzione  per consentire ai giovani con altro diploma ad avvicinarsi al mare. Strano è che la carriera di questi giovani sembra limitata, ad oggi, fino al grado di 1°ufficiale.
  10. Tutti i corsi previsti dalla STCW vengono effettuati in strani centri approssimativi di specie parassitaria.
  11. Le Capitanerie di Porto-Guardia Costiera sono il cul di sac del fallimento della marineria. Praticamente i marittimi sono assoggettati ad un corpo di polizia che li tiene sotto scacco per tutta la vita lavorativa e pretendono di determinare anche il percorso formativo.
  12. I Funzionari ministeriali,  ottimi burocrati, sono completamente assoggettati agli ufficiali della Capitaneria di Porto.
  13. Il sindacato, elefantiaco ente semi-istituzionale ha perso la sua identità iniziale e si è completamente bolscevizzato.
  14. Confitarma e gli armatori pensano solo a guadagnare sui loro investimenti e come risparmiare sugli equipaggi. Il loro mercato è wold wide e l’italianità serve solo per gli aiuti di Stato. Questi aristocratici della ricchezza, dall’olimpo del loro specificità, guardano ai marittimi con l’ottica di chi è costretto a sopportare un male.
  15. Le associazioni di categoria servono solo ai soci pensionati per farsi una scopetta.
  16. Il Collegio dei Capitani, almeno per Napoli, è in crisi economica, e soffre della stessa evanescenza esistenziale della categoria.
  17. Gli esami per i titoli professionali.
    • ·        Le commissioni non rispettano i requisiti richiesti dalla STCW (regola 1/6 )
    • ·        Il 90% dei commissari di esame non ha  alcuna pratica di gestione della nave.
    • ·        L’unico rappresentante che ha esperienza di gestione della nave si cerca di eliminarlo ponendo sbarramenti burocratici, insignificanti e strumentali alla sua professionalità.
    • ·        La commissione è presieduta da un militare delle Capitaneria (...che strano?) che nomina gli altri membri.
    • ·        Molti membri sono professori che hanno accompagnato il percorso scolastico degli esaminandi, li hanno istruiti, esaminati e diplomati. La loro deformazione psicologica e professionale riverbera su questi esami..
    • ·        Esiste un mercato nero delle preparazioni agli esami (3000 euro a preparazione). Preparatori partecipano agli esami, misteriosi come gli incappucciati di un klu-klux-klan.
    • ·        Le raccomandazioni, rivolte al Titolato Giusto, sono molto influenti sull’esito finale.
    • ·        Chi ha più santi e più soldi va in paradiso, in un esame nozionistico-scolastico, avulso da ogni competenza pratica e professionale.